Mi è giunta voce che ci sono in giro dei manifesti della Lega che raffigurano un nativo del nord america, e che recitano più o meno così "senza regole sull'immigrazione sono finiti nelle riserve".
La cosa mi ha scosso, e ci ho pensato a lungo. Riflettevo che persone in grado di esprimere un tale livello di ignoranza, mancanza di rispetto e cattivo gusto, tutto sommato non meriterebbero nemmeno di finire nelle riserve, ma sarebbe meglio se si estinguessero senza lasciare traccia.
venerdì 11 aprile 2008
Riserva Padana
lunedì 31 marzo 2008
Pasolini si sbagliava
La settimana scorsa, come è noto, tre attivisti del Presidio Permanente hanno ricevuto la sgradita visita della Digos, che nel quadro delle indagini sul fallito attentato all'oleodotto dell'estate scorsa, ha sequestrato i computer e altri materiali ai tre sventurati.
I comunicati e le iniziative del presidio hanno già provveduto a far emergere i numerosi elementi contraddittori che caratterizzano il provvedimento della magistratura, quindi non mi dilungo oltre.
Vorrei solo fare delle brevi considerazioni sul comportamento degli organi giudiziari e delle forze dell'ordine.
E' possibile che vengano autorizzate delle perquisizioni a partire da un impianto accusatorio talmente labile e precario da far sorridere chiunque lo legga? Com'è possibile che la Digos metta insieme una ricostruzione talmente fantasiosa, senza che nessuno si renda conto che non ha nemmeno un barlume di logica o di credibilità? E com'è possibile che un magistrato dia il via libera alle perquisizioni a partire da un teorema così infondato e fantascientifico?
Molto semplicemente, non è possibile, se non partendo dal presupposto che la magistratura e le forze dell'ordine non sono arbitri imparziali che vigilano sul rispetto delle regole, ma piuttosto avversari che hanno l'obiettivo di contrastare l'azione politica di un movimento.
Non è certo una novità, e basta dare una letta al curriculum del questore Sarlo per accorgersi che già in passato si è distinto con una certa efficienza in operazioni di questo tipo.
Senza fare troppi discorsi sull'imparzialità della magistratura, nè men che meno su quella delle forze dell'ordine, mi viene da farmi delle domande.
Che dignità possono avere delle persone che dopo due anni trascorsi nelle piazze a "sorvegliare" orde di casalinghe, studenti, pensionati, e famiglie, riescono a presentarsi in casa loro alle sette di mattina per sequestrargli il computer, accusandoli di aver messo una bomba all'oleodotto?
Io trovo che mettersi nei panni altrui sia sempre molto utile, perchè spesso aiuta a capire che non tutti ragioniamo nello stesso modo, e di consequenza aiuta ad essere più equilibrati.
Ma in questo caso è impossibile. Non riesco a mettermi nei panni degli ispettori della digos. La mia dignità me lo impedisce. Lo trovo vergognoso oltre ogni possibile capacità di sopportazione.
Non penso possano esistere al mondo dei motivi validi per spiegare tali ignobili comportamenti.
Spero che magistrati e sbirri vari se ne rendano conto.
In casi come questo non riesco a fare a meno di pensare che "l'uomo finisce dove inizia il soldato".
mercoledì 26 marzo 2008
Fa notissia non fa notissia
Domenica scorsa, sulle strade della provincia, un ragazzo di 25 anni ha causato un incidente stradale, procurando la morte a sè stesso e ad una coppia di sessantenni che stavano andando a prenotare le vacanze estive. Il ragazzo è risultato essere ubriaco al momento dell'incidente. E' poi emerso che guidava con la patente scaduta, poichè gli erano stati sottratti 20 punti per guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di stupefacenti. Avrebbe dovuto rifare l'esame il settembre scorso, ma non si è mai presentato alla motorizzazione, ed ha continuato a guidare la sua auto come se niente fosse.
Sempre domenica scorsa, questa volta a Torino, un altro ragazzo di 25 anni ha perso il controllo della fiat che guidava ed è finito nella corsia opposta, sulla quale sopraggiungeva un'alfa 146 con due coniugi a bordo. L'impatto è stato fatale alla moglie, mentre il marito ed il ragazzo hanno riportato lievi lesioni.
Il ragazzo guidava in stato di ebbrezza e senza patente, e la macchina è risultata essere intestata ad un prestanome, a carico del quale risultano intestate altre 500 vetture.
Sono due casi molto simili, anche se il primo ha avuto conseguenze ben più tragiche.
Eppure, mentre del primo caso si è parlato solo nelle cronache dei giornali locali, il secondo ha trovato spazio su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali. Per quale motivo?
Semplice. Che il ragazzo responsabile del secondo incidente è un rom.
"Rom ubriaco uccide una donna", "Omicidio volontario". Questo è il tenore dei titoli comparsi sulle varie testate. Negli articoli poi si insiteva sull'alta velocità a cui viaggiava il nomade, sul fatto che fosse senza patente, che fosse ubriaco, che la macchina fosse intestata ad un prestanome.
Sfortunatamente, la triste coincidenza tra le due tragedie ci ricorda ancora una volta in modo estremamente limpido la maniera biecamente strumentale con cui vengono scelte le notizie a cui dare risalto. Le circostanze in cui sono avvenuti gli incidenti sono irrilevanti, come irrilevanti sono le vittime. Ciò che conta è l'etnia di chi ha provocato l'incidente.
Fino a qualche anno fa questo tipo di squallida retorica sicuritaria e xenofoba era patrimonio dell'ultradestra. Oggi è diventata preoccupantemente bipartisan.